Uno studio interessante di 2 anni fa prova a ipotizzare una convergenza del consumo di vino fra i paesi di lunga tradizione e quelli in cui il vino è arrivato solo di recente, un livellamento generale, un fenomeno di globalizzazione; secondo questa ipotesi verrebbero a sparire le enormi differenze fra vecchio e nuovo mondo del vino. Gli autori hanno preso i dati pubblicati dall’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) dal 1995 al 2021 relativi a produzione, consumo, import ed export del vino e hanno applicato modelli statistici per individuare delle tendenze di questo arco temporale di 26 anni.

Che il mercato del vino sia cambiato enormemente è oggettivo. Per secoli il consumo di vino è stato limitato all’ Europa e altri paesi del Mediterraneo orientale, oggi si beve vino in ogni angolo del mondo. Se in Francia, Spagna e Italia il consumo è in forte diminuzione, ci sono tanti nuovi paesi che hanno iniziato a consumare vino, spesso importandolo, perché non sono paesi produttori. In realtà anche la produzione cambia; oggi si fa vino in tutti i continenti e la produzione di vino non europeo (nuovo mondo) è in crescita.

C’è anche da dire che se una volta si beveva il vino locale, oggi il commercio internazionale del vino (import-export) è cresciuto assai con un trend in aumento.

Lo studio a cui mi riferisco è stato pubblicato a gennaio 2023 sulla rivista online Agricolture col titolo “Long-Term Trends of Global Wine Market” a cura degli autori Noa Ohana-Levi e Yishai Netzer.

Gli autori partono dalla considerazione che dagli anni ’90 in poi Il consumo di vino nei paesi del cosiddetto nuovo mondo (non solo Asia e Nord America, ma anche Nord Europa) è in forte crescita, mentre nello stesso periodo è in calo costante nei paesi del vecchio mondo (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia). La tesi degli autori è che a lungo andare il consumo di vino fra vecchio e nuovo mondo andrà incontro a una convergenza; e questo potrà riflettersi anche sulla produzione (limitatamente ai paesi dove questa è climaticamente possibile, ovviamente). I trend diversi, per non dire opposti, fra vecchio mondo e nuovo mondo fanno ipotizzare una convergenza su scala globale.

Si parla di uno scenario futuro ovviamente, perché, malgrado l’incremento di consumi nel nuovo mondo, i paesi dell’Europa meridionale sono ancora leader tanto nel consumo quanto nella produzione di vino. Ma è vero anche che l’importazione di vino, in termini relativi, è in crescita nella maggior parte dei paesi del mondo e l’aumento del consumo di vino in questi paesi spesso è legato all’urbanizzazione, alla disponibilità economica, alla maggior ricchezza.

Vediamo alcuni dati più in dettaglio.

ANALISI DEI CONSUMI

Il consumo annuale di vino nel mondo fra il 1995 e il 2021 è stato in media 237,3 milioni di ettolitri, variando da 227,4 nel 1995 a 235,3 nel 2021 con un picco nel 2007 dove il consumo ha raggiunto 241,5 milioni di hl. Sappiamo che oggi il principale mercato del vino è quello degli Stati Uniti a meno che si consideri l’Europa nel suo insieme, poiché il 48% del consumo mondiale è ancora in Europa.

Guardano il consumo pro-capite i maggiori bevitori sono i Francesi con 48,5 litri/anno; seguono Portogallo (47 l), Italia (45 l), Svizzera (37 l), Slovenia (36 l), Croazia (35 l), Danimarca (29,5 l), Austria (29,5 l). C’è però da dire che il dato del consumo pro-capite è in netto calo nei paesi dove questo è significativamente più alto della media mondiale. Al contrario il consumo pro-capite è in crescita nei paesi dove questo dato è inferiore alla media mondiale.

Prendendo infine la media del consumo pro-capite a livello globale (che ha solo un valore statistico), questa è diminuita nel periodo in esame: da 4 litri nel 1995 a 3 litri nel 2021, con una tendenza in discesa più sensibile dopo il 2007.

Guardando invece il tasso di crescita dei consumi, indipendente dal valore assoluto, negli ultimi 25 anni il consumo è cresciuto di più in Norvegia, Messico, Colombia, Filippine, Maldive, Perù e USA.

Le cause delle variazioni nelle abitudini di consumo sono molteplici e fra queste pesano cambiamenti di costumi, decisioni politiche, attenzione alla salute, sicurezza alimentare, crescita economica.

In alcuni paesi del nuovo mondo la crescita di consumo di vino è legata al maggior potere d’acquisto, ovvero alla disponibilità economica (esempi sono la Cina e gli Stati Uniti; similmente in UK i consumi siano diminuiti dopo la Brexit). Questo non vale però nei paesi del vecchio mondo; Italia e Francia hanno assistito a un costante calo dei consumi negli ultimi 25 anni, non legato al potere d’acquisto, ma semmai all’invasione di bevande alternative, prima fra tutte la birra, a decisioni politiche, a mancanza di pubblicità, a consapevolezza dei rischi del consumo di alcol, all’aumento dei prezzi del vino.

Per quanto riguarda l’Italia dagli anni ’70 il calo di consumi è legato a:

  • Preferenza per nuove bevande da parte delle giovani generazioni (la diffusione della birra risale proprio a questi anni)
  • Forte calo di consumo nel segmento dei forti bevitori
  • Spostamento della popolazione dalla campagna alle città

Tornado a uno sguardo globale, è interessante osservare come da un consumo prevalente di vini nazionali si è passati ad una domanda crescente di vini importati. Questo in particolare è legato alla crescita produttiva del nuovo mondo e dall’affacciarsi di nuovi mercati nazionali. Allo stesso tempo nei paesi del vecchio mondo è in calo non solo il consumo di vino, ma anche la produzione.

Se nel vecchio mondo c’è un calo di consumi e anche di consumo pro-capite, nel nuovo mondo il consumo pro-capite è in aumento.

ANALISI DELLA PRODUZIONE 

La produzione annua di vino mondiale nel periodo 1995-2021 è stata in media di 269 milioni hl. Le variazioni di anno in anno non dimostrano né un trend di crescita né di diminuzione. I principali paesi produttori negli ultimi 25 anni sono stati:

  1. Italia (49,4 milioni hl in media)
  2. Francia (48,4)
  3. Spagna (35,9)
  4. USA (21,8)
  5. Argentina (13,7)
  6. Australia (11,2)
  7. Cina (11,1)
  8. Sud Africa (9)
  9. Germania (9)
  10. Cile (8,7)
  11. Portogallo (6,7)

A livello globale i volumi di produzione sono superiori al consumo. Questo surplus produttivo ha portato l’Unione Europea a offrire finanziamenti all’espianto e alla distillazione di vini di bassa qualità.

Ai 5 principali paesi produttori si deve il 63% del vino del mondo. Le variazioni annue in Italia, Spagna e Portogallo non hanno manifestato né una tendenza in calo né in crescita; invece in Francia e Argentina c’è stato un calo significativo. I paesi dove la produzione è in crescita maggiore sono Sud Africa, USA, Australia, Cina e Cile.

Nei paesi del nuovo mondo in forte crescita economica, l’aumento della produzione di vino è trainato dalla crescita del ceto medio e dei ricchi. Vedi il caso degli USA. In Sud Africa l’aumento produttivo non è correlato a un aumento di consumi interni, bensì a una produzione di alta qualità, innovazione continua e prodotti unici. L’Argentina è il paese che vede maggior riduzione del vigneto a causa del cambiamento climatico (siccità, ridotto apporto idrico, aumento temperature).

La produzione in Francia è stata particolarmente colpita da condizioni meteo sfavorevoli, ma è stata anche influenzata da diverse pratiche commerciali. Produzione e consumo sono entrambi in calo.

La Cina, che aveva sviluppato rapidamente una produzione di vino, ha invertito la tendenza dal 2017, parallelamente ad una riduzione di consumi; in parte hanno influito anche il cambiamento climatico e i limiti tecnologici.

Interessante notare che nella maggior parte dei casi vi è una correlazione fra il dato della produzione e quello dei consumi, sia in totale che pro-capite.

ANALISI DELLE IMPORTAZIONI E ESPORTAZIONI

Il volume delle importazioni di vino su scala globale è più che raddoppiato dal 1995 (51,7 milioni hl) al 2021 (108,7 milioni hl). In quasi tutti i paesi del mondo le importazioni di vino sono aumentate. In termini assoluti i principali paesi importatori sono Germania, UK, USA, Francia, Russia e Paesi Bassi.

Il dato dei consumi e quello delle importazioni sono correlati nell’80% dei paesi. Fanno tuttavia eccezione i 2 principali produttori: Italia e Francia (paesi fortemente esportatori).

Anche l’export è cresciuto dai 55 milioni di ettolitri del 1995 ai 112,6 milioni hl del 2021. I paesi con un aumento percentuale maggiore sono stati in ordine: Australia, Cile, Sud Africa, USA, Germania, Portogallo, Italia, Spagna. In calo invece le esportazioni di vino francese. In termini assoluti i principali paesi esportatori sono stati:

  1. Italia (18,2 milioni hl/anno)
  2. Spagna (15,8)
  3. Francia (14,4)

Solo questi 3 paesi fanno il 56% dell’export globale. C’è da dire che il calo delle esportazioni francesi degli ultimi anni non riguarda i vini di fascia alta.

A favorire lo sviluppo delle esportazioni sono state anche la diminuzione dei costi logistici e l’abbattimento delle barriere commerciali.

In Canada, paese con trend di importazioni in crescita, i consumatori considerano i vini locali troppo cari e preferendo vini esteri. Anche gli USA hanno avuto un trend di importazioni in crescita ed oggi il 10% dell’import mondiale è statunitense. La Norvegia ha incrementato le importazioni in modo significativo grazie al cambio legislativo del 1995 che permette importatori privati. L’Australia oggi esporta il 50% della produzione (per il 75% in USA, UK e Canada). Il Cile ha raddobbiate la produzione dagli anni ’80 ed esporta il 60% del vino prodotto.