Oggi ho scelto un vino che ci porta nel sud della Toscana, in una cittadina medievale di rara bellezza, un borgo ricco di storia e di opere d’arte, che dal suo alto colle domina la Val di Chiana e apre la vista sulla Val d’Orcia e sul Trasimeno. Montepulciano è un luogo che mi ha sempre affascinato per la sua atmosfera d’altri tempi, ideale per rilassarsi e vivere a contatto con la natura, tra dolci colline costellate di ulivi e favolosi vigneti, che forniscono le uve per uno dei vini più antichi d’Italia, il Vino Nobile di Montepulciano, prodotto con un particolare clone di Sangiovese, che qui prende il nome di Prugnolo Gentile. 

Di origine etrusca (la leggenda vuole che sia stata fondata proprio dal re Porsenna), la città fu a lungo contesa tra Firenze e Siena fino al 1390, quando fu sancita una stabile alleanza con Firenze, che portò due secoli di stabilità politica e un rinnovato prestigio artistico e culturale alla città.

Lunga è la storia che lega Montepulciano al vino di qualità, proprio a partire dagli Etruschi: la bontà della sua produzione vinicola è celebrata in numerosi documenti, che fanno apparire questa terra davvero privilegiata. Verso la metà del 1500 Sante Lancerio – il bottigliere di Papa Paolo III Farnese che girava l’Italia alla ricerca dei migliori vini per il desco papale – definisce il vino di Montepulciano come «perfectissimo tanto il verno quanto la state, odorifero, polputo, non agrestino, né carico di colore, sicché è vino da Signori». Ma la testimonianza più interessante e famosa si deve sicuramente a Francesco Redi, poeta e medico di corte di Cosimo III de’ Medici, che nel suo ditirambo Bacco in Toscana, nel 1685, scrive che «Montepulciano d’ogni vino è il re». Anche alcuni filosofi e celebri personaggi politici rientrano nella lista degli ammiratori del Nobile di Montepulciano. Nel Candido di Voltaire, ad esempio, in una tavola imbandita di cibi e bevande è citato il vino di Montepulciano, mentre il presidente americano Thomas Jefferson, grande esperto di vini, era un suo accalorato estimatore.

Il Vino Nobile di Montepulciano è stato uno dei primi tre vini italiani a fregiarsi della prestigiosa denominazione DOCG, che lo ha meritatamente collocato tra i vini più prestigiosi nel nostro Paese e nel mondo. Può essere prodotto con un minimo del 70% di Sangiovese (Prugnolo Gentile) e per il restante 30% dalle altre uve autorizzate in Toscana, con un massimo del 5% per le uve bianche, escluse quelle aromatiche (ma è consentita la Malvasia Bianca Lunga). Capita sovente che il Prugnolo Gentile sia affiancato da vitigni autoctoni come il Canaiolo, che conferisce eleganza e colore, dal Mammolo, che aggiunge una componente floreale intrigante, o dal Colorino, che apporta ancora colore, corpo e morbidezza. Il periodo di affinamento dura almeno due anni, di cui almeno 12 mesi in legno. Nel caso della versione Riserva i tempi di affinamento arrivano a 36 mesi (con un minimo di 12 in legno e almeno 6 in bottiglia), necessari per consentire al vino di arrotondarsi e sprigionare profumi eterei. Uno dei fattori fondamentali per la qualità del Nobile è naturalmente il suolo, un’alternanza di sabbie e argille che, mescolandosi, creano condizioni ideali per produrre vini di struttura, profumati e con tannini fini.

Il paesaggio armonioso, il ricco bagaglio storico-culturale, le tradizioni e certamente anche il vino rendono Montepulciano una delle mete preferite dagli amanti del vino. La conformazione della collina crea notevoli dislivelli anche all’interno della cittadina, che hanno dato a Montepulciano un’altra delle sue caratteristiche più distintive: cantine sotterranee molto profonde, nelle quali l’oro rosso di Montepulciano si conserva e si affina con amorevole pazienza. 

Tra le cantine storiche che hanno contribuito a rendere il Vino Nobile famoso nel mondo, un ruolo importante è stato svolto da quella della famiglia Contucci, già presente e produttiva a metà del Trecento.

È difficile non lasciarsi conquistare da un’azienda che produce vino sin dal Rinascimento, che è stata tra i primi produttori di “vino nobile” e che ancor oggi usa metodi tradizionali per dar vita a vini di eccellenza, che hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Come le origini della famiglia Contucci si fondono con la storia della città poliziana, così i vini che produce rappresentano coerentemente questo territorio, mostrando tipicità ed eleganza, fierezza e autenticità, proprio come vuol simboleggiare l’unicorno rampante in campo azzurro dello stemma di famiglia. 

Le suggestive cantine scavate nel tufo – su tre piani! – risalgono al XIII secolo e facevano parte della cinta muraria più interna eretta attorno alla città: si trovano esattamente sotto il palazzo di famiglia, costruito a metà del ‘500 da Antonio da Sangallo in Piazza Grande, una delle più belle e ammirate piazze rinascimentali.Queste antiche gallerie, oggi come ieri, ospitano e controllano la vinificazione e la maturazione di tutti i vini.

L’azienda si estende su 170 ettari, di cui 21 coltivati a vigneto, 15 dei quali iscritti a Nobile. Nei vigneti si coltivano esclusivamente vitigni autoctoni, impiantati nella fascia più vocata, tra i 280 e i 450 metri sul livello del mare. Il lavoro in vigna prevede interventi ridotti al minimo indispensabile, nel pieno rispetto dell’ambiente. 

L’etichetta che ho scelto è il Vino Nobile di Montepulciano DOCG Mulinvecchio 2015 (80% Prugnolo Gentile, 10% Canaiolo Nero, 10% Colorino), che prende il nome dal cru Mulinvecchio Alto. 
L’annata calda, asciutta e molto soleggiata ha consentito un’ottima vendemmia, con una qualità media dei vini elevatissima. Le uve – dopo un’attenta raccolta manuale in piccole cassette nella prima decade di ottobre – vengono fatte fermentare in tini troncoconici d’acciaio per 18 giorni, prima di un affinamento di 30 mesi in botti di rovere francese da 10-15 hl, seguiti da 8 mesi in bottiglia.

Ed ecco il momento di degustare! Rubino di luminosa intensità. Bouquet accattivante di viola appassita, mora e lampone, arricchito da suggestioni di sottobosco ed erbe officinali. Emerge poi il terziario, con toni speziati di tè nero, cuoio, chiodi di garofano, liquirizia e tabacco biondo, che lo rendono prezioso ed elegante. Un vino dinamico, avvolgente e caldo, scorrevole nella trama tannica, con lunga persistenza e ricco retrogusto, caratterizzato da una chiusura che richiama il rabarbaro.

È un Nobile con la N davvero maiuscola, che regala intense emozioni a chi lo degusta, accompagnandolo nelle terre del Poliziano e sottolineando quel legame profondo e millenario di cui è testimone. Complimenti, famiglia Contucci. E grazie.