Il Buttafuoco ci proietta in un Oltrepò Pavese insolito per l’immagine più radicata e ricorrente di questo territorio, delineata soprattutto dall’evoluzione vitivinicola che ha caratterizzato l’ultimo secolo: un bacino più improntato sulla quantità che sulla qualità, in grado di emergere ed eccellere quasi soltanto nell’ambito della produzione spumantistica.

Ma la tradizione più autentica e radicata – la più fedele estrinsecazione dell’alta vocazione qualitativa connaturata a questa zona – si esprime in grandi vini rossi fermi, possenti, alcolici e tannici, nonché estremamente longevi. Uno di questi è appunto il Buttafuoco, uvaggio dei quattro vitigni tradizionali della fascia più orientale dell’Oltrepò: Croatina, Barbera, Ughetta di Canneto (denominazione locale della Vespolina) e Uva Rara. Ed è proprio nell’alveo della DOC Buttafuoco che ha preso vita, nel 1996, il più organico e appassionato progetto di recupero e valorizzazione della suddetta tradizione: il Buttafuoco Storico, ottenuto da singole vigne, certificate storicamente come vocate alla produzione di vini della massima qualità e conformi a uno specifico regolamento produttivo, più rigido rispetto a quello della DOC in ogni fase del processo.

Il 27 novembre 2020, operatori del settore, appassionati e amici del Buttafuoco Storico si sono incontrati virtualmente – in un’atmosfera comunque permeata di partecipazione ed entusiasmo – per la presentazione dell’ultimo nato di questa calorosa e coesa famiglia, che ad oggi consta di 16 produttori, che operano su 17 vigne storiche: il Vigna Pianlong 2017 di Cantina Scuropasso, una piccola realtà a conduzione familiare – Fabio Marazzi, la moglie Manuela e la figlia Flavia –  con sede nel comune di Pietra de’ Giorgi, fortemente focalizzata sul rispetto dell’ambiente circostante e sull’assenza di invasività in vigna e in cantina (con applicazione di protocollo biologico, indipendenza energetica, grazie a pannelli fotovoltaici, fermentazioni il più possibile spontanee). Grande impulso in questo senso è venuto dalla componente femminile della famiglia, così come la sollecitazione al recupero di alcune vigne dormienti; fra queste, proprio la Vigna Pianlong, che dalla vendemmia 2017 ha ottenuto la certificazione di vigna storica e il relativo nullaosta alla produzione di Buttafuoco Storico.

Il substrato prevalente è qui costituito di ghiaie di origine marina inglobate in sabbie, e i vini che ne nascono sono connotati da una maggiore finezza, freschezza e sapidità, rispetto a quelli prodotti sugli altri due substrati principali che caratterizzano il territorio di produzione nel suo complesso (arenarie e argille).

Buttafuoco Storico Vigna Pianlong 2017 nasce dal seguente uvaggio: 50% Croatina, 25% Barbera, 25% fra Ughetta e Uva Rara. L’affinamento si è distribuito nei tre anni fra tonneau da 500 ettolitri, vasche di cemento e bottiglia. Come ogni Buttafuoco che si rispetti, il colore è rosso rubino intenso e impenetrabile, con ancora qualche reminiscenza porpora alle estremità. Portandolo al naso, ci si rende conto che l’obiettivo di preservare la spontaneità del corredo olfattivo è stato pienamente centrato; finezza e suadenza si esprimono in primis con un frutto marcato, ma in equilibrio fra dolcezza e fragranza, declinato su note di ciliegia fresca, mora e lampone. Il tutto è impreziosito e infiocchettato da un velo floreale e, dopo qualche minuto, dalla nota speziata tipica del Buttafuoco: il pepe nero, marchio di fabbrica dell’Ughetta, ma anche un richiamo goloso di noce moscata e cannella.

In bocca conquista per prima la ribalta una marcata freschezza, che diventa subito saporita e allieta il palato con una goduriosa ciliegia; l’abbondante salivazione che ne deriva viene poi a rivelare un’elegante e persistente sfumatura sapida. La voglia di un altro sorso si manifesta impellente ed ecco che il vino svela pian piano anche l’altra faccia della medaglia, quella più identitaria e caratterizzante del Buttafuoco: struttura, alcolicità e un tannino di classe, rotondo e integrato. Equilibrio, eleganza e bevibilità stupiscono, in un Buttafuoco così giovane, e pongono davanti a un dilemma di non facile soluzione: cosa fare della seconda bottiglia ancora intonsa? Aspettare, per far sì che le componenti più ribelli vengano addomesticate e per mettere alla prova la potenziale longevità di questo vino? Oppure cedere al momento e continuare ad alimentare il grande appagamento sensoriale e il caloroso conforto della prima bevuta, già pienamente soddisfacente?

Una certezza, però, la si porta a casa: il Buttafuoco Storico continua a stupire, non solo per la sua grande qualità, ma anche per la sua capacità di trasfondere nel calice l’essenza di un territorio e la viscerale passione dei suoi artefici. E soprattutto, in coloro che già ne sono innamorati, ogni conferma rinfocola lo stimolo alla sua divulgazione e alla sua promozione, perché sul palcoscenico dei grandi vini rossi italiani possa meritatamente recitare un attore protagonista in più.