Tempi di quarantena obbligata, che ogni tanto cerchi disperatamente di trasformare in quaranteno, in barba al CoViD-19, e vai a vedere cosa ti può offrire la cantina di casa. Nell’ultima ricerca – siccome nel prossimo Ottobre vorrei, sempre CoViD permettendo, tornare in Sudafrica – la mia scelta è caduta su una delle rare bottiglie superstiti dal mio viaggio del 2018 in quello splendido Paese. Si tratta di uno Stellenbosch W.O. Farm House Organic Chenin Blanc 2016 dell’azienda Spier 1692. Lo avevo assaggiato assieme all’enologa Tania Kleintjes e ne rimasi talmente entusiasta che lei decise di donarmene una bottiglia. È un vino biologico prodotto vicino a Stellenbosch, nei vigneti adiacenti la cantina, e fa parte della linea aziendale Farm House Organic Wines.

Alla Spier le differenze di altitudine, allevamento ed esposizione si accompagnano a significative differenze mesoclimatiche, nonostante le brevi distanze fra i vari vigneti. Questo – unito alle differenti tipologie dei terreni (alluvionali profondi o ben drenati e aerati o granitici decomposti dalle colline pedemontane) – crea un terroir che garantisce vini pieni e complessi. Dopo la raccolta manuale, le uve selezionate vengono preraffreddate e sottoposte a pigiatura soffice, dopodiché passano a fermentare in botti di rovere francese da 300-400 litri a temperatura controllata. Durante e dopo la fermentazione vengono effettuati continui barrel test, in modo da selezionare i legni migliori per il processo evolutivo finale.

E veniamo alla degustazione. Già all’ingresso nel bicchiere il vino dimostra tutta la sua classe: di un luminosissimo giallo paglierino piuttosto carico, forma numerosi archetti che annunciano struttura. All’olfatto è una meraviglia di complessità e intensità: il primo impatto è di pepe nero fortissimo, poi si apre in belle note floreali, seguite da ananas, pera, agrumi, noce moscata e vaniglia che si alternano ad ogni sniffata. Il sorso è ricco, grasso, intenso, morbido e abbastanza fresco, con ritorni di frutta (ananas e pera) e note sapide, in una bella progressione che porta al finale lungo e complesso, rinfrescato dal ritorno di una piacevole acidità, agrumi, frutta e ancora sapidità. Un grande vino, che mi sono gustato con una bella schiacciata homemade (in questo periodo di quarantena ho anche imparato a fare il pane…), condita con olio e.v.o. toscano e accompagnata da degli ottimi affettati, sempre toscani. 

Voti: 95 al vino e –100 (sì, meno 100!) al maledetto CoViD-19.