Certi incontri avvengono per caso, quando meno te li aspetti, spesso lasciando una traccia indelebile: quando la traccia riguarda l’organo del gusto, si resta letteralmente a bocca aperta. È capitato durante una serata di assaggi in compagnia, tra un Morey Saint-Denis 2012 e un Barolo 2008, entrambi in ottima forma. Il padrone di casa arriva infatti con una bottiglia ‘bendata’, che ci lascia piacevolmente interdetti: colore scarico, profumi netti e decisi, bocca intensa e lunghissima. Ci lasciamo andare alle più svariate ipotesi (anche scomodando grandi nomi), ma tutte lontane dalla realtà, perché mai – mai – avremmo potuto indovinare che si trattava di un Grignolino, uno dei più semplici (e spesso snobbati…) vitigni piemontesi. Sì, siamo rimasti proprio a bocca aperta, piacevolmente sorpresi.

In effetti, il Bricco del Bosco “Vigne Vecchie” di Accornero si potrebbe definire “IL” Grignolino. L’azienda produce vini da quattro generazioni, in regime biologico, a Vignale Monferrato, tra Casale a Alba, territorio di origine proprio del Grignolino. Nei 20 ettari aziendali si coltivano principalmente, oltre al Grignolino, Barbera, Nebbiolo, Malvasia di Casorzo, Sauvignon e Chardonnay. Il Bricco del Bosco viene prodotto dal 2006 in circa 2.500 bottiglie; è interamente vinificato con uve Grignolino, provenienti dalle piante più vecchie dell’omonimo vigneto e – dopo una macerazione di 20 giorni – riposa in botte grande per 30 mesi, per poi terminare l’affinamento con 24 mesi in bottiglia. 

L’assaggio dell’annata 2013 è di grande impatto ed evidenzia le grandi potenzialità di questo vigneto. Il rosso granato scarico e luminoso (che ci ha messo da subito fuori strada) fa pensare ai grandi vini piemontesi a base di Nebbiolo; il naso ricorda piccoli frutti neri, rabarbaro, chinotto, note speziate di pepe e una lunga scia balsamica, con finale profumato al cacao; il sorso è inizialmente austero, lasciandosi poi andare a una grande intensità, dominata da tannini perfettamente integrati ed esaltati da una piacevole acidità; il finale è lunghissimo e riporta con grande coerenza alle note percepite all’olfatto.

Il vino si abbina perfettamente a secondi piatti di grande struttura e formaggi lungamente stagionati. Io lo accompagnerei volentieri a un petto d’anatra con salsa verde alla mela e riduzione di aceto balsamico.