E’ arrivato il momento di tornare alle buone vecchie abitudini, e per farlo ho scelto il più antico vitigno autoctono siciliano a bacca bianca: l’Inzolia. Un vino per scoprire l’anima di un territorio che non ha mai smesso di raccontarsi.
Originario di Acate, comune in provincia di Ragusa, l’Inzolia è uno dei vitigni più diffusi nell’isola, soprattutto nella parte occidentale, nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento.
Le sue origini si perdono nel tempo, con ipotesi che lo legano sia all’arrivo dei Greci in Sicilia nel corso della colonizzazione tra l’VIII e il V secolo a.C., sia all’introduzione da parte dei Normanni nel corso dell’occupazione dell’isola, attorno all’XI secolo.
Infatti il vitigno in Italia è presente in due scenari geografici diversi, dove è anche conosciuto con nomi diversi.
Si ipotizza che dalla Sicilia si sia diffuso in Sardegna, Calabria (nella zona di Bivongi), nel Lazio e in Toscana, in particolare nell’Isola d’Elba, nell’isola del Giglio e nella Costa dell’Argentario, dove ha mantenuto l’antico nome di origine normanna Ansonica, mentre in Sicilia, sin dall’epoca dei romani, è citato con l’appellativo di “Inzolia” e presenta anche un vitigno omonimo a bacca nera, l’Inzolia nera. La prima, probabile, testimonianza scritta del vitigno risale alla “Naturalis Historia” di Plinio Il Vecchio, pubblicata tra il 77 e il 78 d.C., dove si parla del vitigno ““Irsolia”, da molti ricondotto proprio all’attuale Inzolia.
L’Inzolia è un vitigno vigoroso e produttivo, con grappoli grandi e acini dorati. Predilige terreni sciolti e sabbiosi, e si adatta bene a climi caldi e asciutti. La sua uva si caratterizza per un notevole contenuto zuccherino e scarsa acidità. La produzione di vino Inzolia richiede attenzione e cura durante tutte le fasi, dalla raccolta delle uve alla vinificazione, in modo da preservare le caratteristiche uniche del vitigno. I risultati migliori si ottengono quando viene coltivato nelle zone a ridosso del mare, dove acquisisce sensazioni saline che arricchiscono il bagaglio organolettico del vino.
La zona di produzione più importante è quella di Marsala, dove viene storicamente utilizzato in blend con altri vitigni per la produzione del celebre vino Marsala, grazie alla scarsa acidità e al suo peculiare contributo aromatico. Anche per questo, per molto tempo, è stato utilizzato soprattutto come vino da taglio.
La sua vinificazione in purezza risale alla seconda metà del XX secolo, grazie all’impegno e alla lungimiranza di molti viticoltori siciliani. Tutt’ora l’Inzolia è un vitigno in costante crescita, sempre più apprezzato sui mercati nazionali ed internazionali per le sue doti di freschezza e piacevolezza.
Il vino, in Sicilia, è cultura, racconto, identità, è un gesto antico che resiste da millenni. Tra i produttori, testimoni di tutto questo, c’è sicuramente la famiglia Curatolo Arini, il più antico produttore di Marsala ed una delle prime imprese siciliane ad esportare in Europa e nelle Americhe, grazie alla collaborazione con esperti svizzeri.
Da più di 140 anni l’entusiasmo e la passione per i vini di qualità non sono mai mutati. Ogni generazione ha aggiunto un nuovo capitolo alla storia di successo di questa famiglia.
Era il 1875, quando Vito Curatolo Arini decise di costruire una cantina nella sua città natale di Marsala, in mezzo ai vigneti di famiglia per seguire il suo sogno di produrre vino Marsala. Aveva una visione e molte idee moderne e innovative. Decise di far conoscere il suo eccellente vino Marsala in tutto il mondo con il nome Curatolo Arini, unendo il suo cognome, Curatolo, con quello della madre, Arini e commissionando il disegno dell’etichetta ad uno dei più famosi architetti italiani del XIX secolo, Ernesto Basile, padre del famoso “Liberty Siciliano”. Con tanto orgoglio, quest’etichetta è ancora attualmente in uso ed è nota per la sua originalità ed eleganza.
Alla fine degli anni ’70, Curatolo Arini decise di espandere la produzione e, oltre ai vini Marsala, di produrre vini fermi e negli anni ’90, con l’enologo toscano Alberto Antonini, nasce la linea Monovarietale capace di esaltare le varie espressività territoriali.
Ed io, naturalmente, ho scelto di degustare l’Inzolia DOC Sicilia, pregiato vino bianco realizzato con 100% uve Inzolia, raccolte a mano a fine settembre. Diraspatura e macerazione delle bucce a freddo per qualche ora, segue pressatura soffice e fermentazione a 16°C in vasche in acciaio inox. Affinamento “sur lies” per 60 giorni.
Di colore giallo paglierino brillante con riflessi dorati, l’Inzolia di Curatolo Arini offre un bouquet aromatico ampio, ricco. Al naso si percepiscono note agrumate, ricordi di frutta tropicale come ananas e mango, pesca gialla e bianca, accompagnate da delicate sfumature floreali di fiori d’arancio e leggere nuance erbacee, chiudono infine note vanigliate. Al palato è sapido, minerale, con sensazioni saline tipiche dei vini ricavati da uve coltivate in terreni nei pressi del mare, con un’ottima morbidezza e una vivace acidità che ne esalta la freschezza. La sua struttura elegante e la lunga persistenza gustativa lo rendono ideale per accompagnare una vasta gamma di piatti. È il vino ideale per un aperitivo, soprattutto con piatti a base di pesce. Perfetto in abbinamento con frutti di mare, crostacei, fritture miste, ma anche insalate di pollo e formaggi freschi. Assolutamente da provare con linguine alla bottarga o con piatti a base di tonno o pomodorini.
I vini di Curatolo Arini sono memoria stratificata in ogni sorso, rappresentano un’autentica esperienza enologica che permette di assaporare la ricchezza e la varietà del territorio siciliano.
Oggi i diretti discendenti del fondatore stanno guidando l’azienda verso il futuro con spirito di innovazione e visione, nella tradizione e con la mentalità imprenditoriale del fondatore Vito Curatolo Arini, non perdendo mai di vista quel sogno. Complimenti!



