Immagino già che molti storceranno il naso, per questa citazione da spot anni ’90, lo so. Eppure devo dire che appena a sud-ovest di Montefalco, nel territorio di Giano dell’Umbria, dominato da colline assolate che guardano verso il monte Subasio, c’è una cantina che ha fatto del rispetto ambientale la sua stessa ragione di vita, ma proprio nel vero senso della parola, credetemi.

Omero Moretti – figlio d’arte, dato che il padre Giuseppe aveva dato vita, molti anni prima, a una realtà che produceva olio, vendeva vino sfuso e allevava maiali – ce l’ha nel sangue, la passione per la propria terra. Ma, come diceva Tancredi nel Gattopardo, «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», e così – quando toccò a lui guidare l’azienda – Omero lasciò da parte la carriera di allevatore per concentrarsi quasi esclusivamente sulle altre due attività e impegnandosi a farlo – fin dal lontano 1992 – nel completo rispetto dei principi biologici ed ecosostenibili. Una necessità nata pensando anzitutto alla salute della moglie e delle figlie, Giusy e Lucia, entrambe splendidamente inserite nell’organigramma aziendale (cosa non si fa, per amore, è proprio il caso di dire).

Sotto con olio e vino, quindi, ma in azienda non manca ovviamente il Sagrantino, prodotto sia in due versioni secche (un Sagrantino base e il cru Vignalunga) che in versione passito (Argo), di cui avremo occasione di parlare in altre occasioni, perché in questa occasione voglio invece soffermarmi su ciò che ha colpito di più la mia attenzione, e cioè due prodotti di assoluta novità per questo territorio: due spumanti.

Il primo, chiamato per l’appunto N.1 (nomen omen), è uno spumante Metodo Classico millesimato (ho assaggiato l’annata 2015) prodotto con Trebbiano Spoletino in purezza (come abbiamo avuto occasione di scrivere in un recente articolo, è la nuova scommessa di Montefalco). Il colore è giallo dorato e l’aspetto dà l’idea di cremosità, mentre all’olfatto lo spumante presenta la tipicità di agrume candito, scorza di cedro, succo di lime, fiori di mimosa e di ginestra, crosta di pane e mineralità. La bocca è ricca, con note burrose fuse a speziature morbide che ne appagano il sorso. Nel sorseggiarlo, ho provato immediatamente il desiderio di abbinarlo con un piatto di strangozzi al tartufo.

Il secondo si chiama Sui Lieviti e rientra invece nella categoria divertissement, perché prodotto col metodo ancestrale (rifermentazione ‘col fondo’), cioè con i lieviti ancora nella bottiglia. È un blend di Trebbiano Spoletino, Grechetto e Malvasia e si può degustare sia dopo averlo agitato (e quindi rimescolando i lieviti), sia versandolo delicatamente, per avere nel bevante un vino intorbidito il meno possibile. Giallo paglierino tenue, ha profumi che richiamano la pera matura, la banana e uno strudel appena sfornato. Al gusto conferma quanto precedentemente avvertito, con sensazioni di cannella, caramella d’orzo e frutta macerata. Lo vedo bene in aperitivi piuttosto ‘robusti’.

Due grandi interpretazioni che valorizzano un vitigno in costante crescita come il Trebbiano Spoletino, certificato anche dalle recenti modifiche apportate al disciplinare del Montefalco DOC. Certo è che, se i risultati sono questi… Prosit!