Il 5 dicembre 2023 la Fattoria Selvapiana ha condiviso con un centinaio di partecipanti a Firenze una verticale del suo Sangiovese dall’annata 1973 alla 2019. È stata una degustazione memorabile ospitata e organizzata da Ais Firenze e condotta da Massimo Castellani con la presenza dell’enologo Franco Bernabei, che ha commentato vendemmia dopo vendemmia le caratteristiche delle uve e le scelte enologiche.

La verticale è anche stata l’occasione per condividere un passaggio di testimone: quello che Federico aveva raccolto da Francesco, alla guida della cantina negli anni 1957-1979 e che oggi passa al figlio Niccolò, responsabile delle vendemmie più recenti e di quelle future.

Bucerchiale è il nome del vigneto storicamente individuato come più vocato della fattoria, esteso sul versante sinistro della Sieve, vinificato separatamente per diventare il celeberrimo Chianti Rufina Riserva Vigneto Bucerchiale. Ed è questo l’oggetto della nostra verticale, con una piccola deviazione di percorso relativa all’annata 1998.

La longevità dei vini è una qualità del territorio di Rùfina, in cui si estendono le vigne della Fattoria Selvapiana, intorno alla Val di Sieve, a est di Firenze. Si tratta di un territorio storico, già codificato col nome di “Pomino” da Cosimo III de Medici nelle sue leggi del 1716 che istituivano per la prima volta al mondo quelle che oggi chiamiamo denominazioni di origine. Oggi per sventura della sorte Rùfina è diventata una delle sottozone del Chianti. Tutti sappiamo, tuttavia che la Val di Sieve non è nel Chianti e che enologicamente parlando la parola Chianti ha un significato esteso, riferito a vini prodotti da Pisa ad Arezzo, passando per Pistoia, Firenze e Siena. Il territorio di Rùfina si distingue fondamentalmente per la vicinanza agli Appennini; per questo gode di un clima fresco con escursioni termiche accentuate e ha caratteristiche geologiche, cioè di formazione del suolo, più simili a quelle chiantigiane (del Chianti Classico) che non a quelle delle altre zone dove si produce vino Chianti.

La comprensione del potenziale di longevità è subito dimostrata dal vino più vecchio della batteria: un 1973, ineccepibile e goloso ancora oggi. All’epoca il sangiovese era vinificato in uvaggio con qualche uva bianca di trebbiano e col tempo acquisisce livelli di grazia ed eleganza straordinari. Proseguendo la degustazione fino alle vendemmi più recenti, si osserva l’evoluzione delle scelte enologiche e operative, che testimonia un’evoluzione stilistica e dei tempi che cambiano.

Qui sotto trovate le nostre note di degustazione delle singole annate del Vigneto Bucerchiale. Per rappresentare gli anni ’90 Federico e Niccolò Giuntini hanno deciso di portare Fornace, il vino più moderno di Selvapiana, nato inizialmente aggiungendo al sangiovese un parte di cabernet maturato in barrique e trasformatosi ancora nel corso degli anni.

1 – Vigneto Bucerchiale 1973 

Assemblaggio di sangiovese, colorino, canaiolo e trebbiano. Aranciato nel bicchiere visti i suoi 50 anni mostra una veste ancora vivace nella trasparenza del colore aprendosi delicato su inebrianti note di frutta rossa cotta, uva passa, polvere di caffè, caramello, arancia candita, nespola. Sorprende in bocca per la freschezza ancora presente che richiama la scorza di arancio ed il rabarbaro accomiatandosi esile ed in modo elegante.

2 – Vigneto Bucerchiale 1979

Veste aranciata di media e vivida fittezza. Naso intrigrante già a bicchiere fermo. Anice, rosmarino, scorzette di arancio tarocco candite e poi, a roteazione compiuta, impronte più decise di cuoio e cioccolato. Al palato scorre sottile fino ad aprirsi su una saporosità che lascia un bella sensazione di gusto agrumato nella lunga scia finale

3 – Vigneto Bucerchiale 1980

Granato con riflessi aranciati. Complice un’annata fredda che ne ha compromesso addirittura la malolattica il vino nel bicchiere si presenta con note carnacee e cupe sfoderando tocchi di cuoio e pellame fuse con quelli di fiori rossi essiccati, rabarbaro, sottobosco, ginepro e alloro. In bocca emerge un certo grip tannico che accentua un’acidità rigorosa e dominante.

4 – Fornace Toscana IGT 1998

Assemblaggio di sangiovese, cabernet sauvignon e merlot. Veste granato con smagliature aranciate all’interno di una densa trama vivace. Colpisce il tratto olfattivo dove la balsamicità si fonde nei profili fruttati confetturati e carnacei. Anice, eucalipto ma anche scorza di cedro e bergamotto, cuoio e fogliame. Tannino dolce e digerito, capace di dare personalità ad una struttura piena, gustosa e masticabile dal lungo retrogusto balsamico.

5 – Vigneto Bucerchiale 2000

Granato, di media fittezza e vivacità Naso potente nel quale emergono su tutti i profumi di prugna essiccata, amarene in confettura, ciliegie sottospirito. L’impressione calorica che ha scolpito il profilo olfattivo polarizza anche il sorso che chiude quasi muscolare sovrastando l’acidità che pur presente di fronte a tanta potenza pare avanzare un mezzo passo indietro.

6 – Vigneto Bucerchiale  2007

Granato, denso, vivido. L’annata calda anche qui caratterizza i profumi enfatizzando le note di agrume candito, frutta rossa sotto spirito e pout purri di fiori essiccati, sui quali però si innestano piacevoli le note di cannella, carruba e cioccolato. All’assaggio il vino scorre lento, morbido, equilibrato, con un tannino piacevole e perfettamente coadiuvato dall’acidità la quale si mostra capace altresì di smorzare qualunque eccesso calorico apportato dai 15°di alcol. Chiude coerente sulle note dolci fruttate percepite al naso.

7 – Vigneto Bucerchiale 2009

Rubino dai riflessi granato, di media cromaticità e tanta vivacità. Naso lento e progressivo si disvela in sequenza sulle note di viole essicate, ciliegia scura, amarena e poi mora e mirtillo in confettura. Seguono quelle di menta e liquiriza, noce moscata, cacao dolce e caffè. Sorso altrettanto incisivo. Equilibrato nel gusto, piacevole, pieno ed al tempo stesso snello, si palesa in un corpo pieno dove il tannino e l’acidità interagiscono in modo armonico e ci accompagnano verso un sorso che chiude infinito su note quasi marine ed inebrianti.

8 – Vigneto Bucerchiale 2011

Granato, di piena cromaticità. Vivido. Al naso si apre su tocchi di frutta scura in confettura. Erbe aromatiche. Pout purri di fiori. Rabarbaro. Cioccolato. Sorso pieno. L’alcol sospinge il vino nel centro bocca dove qui si distende, accarezzando teporoso la volta palatina. Il tannino dalle maglie molto fitte e dolci lascia che l’acidità crei un giusto bilanciamento alla morbidezza che pur posizionandosi in primo piano non si prende mai la scena lasciando vivacità e snellezza al sorso.

9 – Vigneto Bucerchiale 2013

Al colore il vino è limpido, rubino con riflessi granato dalla buona densità e tanta vivacità. Naso monolitico. Si apre con lentezza sciorinando secondo dopo secondo, come un giocatore di carte, in modo cadenzato una serie infinita di profumi. Viole, iris, glicine essicati, ciliegie, frutti di bosco in confettura. Marmellata di arancia rossa e poi note materiche di humus, foglie essiccate, corteccia di china. Sorso piacevole ricco di eleganza, quasi leggiadro, dalla perfetta interazione tannica e dalla vitale e succulenta acidità. Chiude lunghissimo su note balsamiche e agrumate.

10 – Vigneto Bucerchiale 2019

Rubino sfumante al granato di media fittezza e ricca luminosità. Inteso e ampio il profilo olfattivo. Emergono fondendosi tra di loro note materiche di terra bagnata, foglie essiccate, frutta scura in confettura, viole, petali di rose e iris appassiti, resina di pino, mirto ed erbe mediterranee, noce moscata e cioccolato. All’assaggio il vino si innalza nel centro del palato evidenziando una acidità quasi tridimensionale, piena di saporosità ed esaltata da un tannino delicatissimo, surclassanti nella loro interazione la potenza alcolica che permane in retrovia. Retrogusto di arancio rosso, corteccia e liquirizia dalla lunghissima e attrattiva persistenza.