Proseguendo verso nord-est da Bolzano, si entra in un anfiteatro naturale che prosegue verso nord che si chiama Val d’Isarco. Siamo nella Doc Alto Adige Val d’Isarco, l’areale vitivinicolo più a Nord d’Italia. In questa valle le vigne splendono per una serie di fattori che rendono unici i vini a bacca bianca.

Le temperature medio-basse e le grandi escursioni termiche creano una concentrazione polifenolica importante di note agrumate e di frutta croccante, note molto fini ed eleganti, uno stile riscontrabile nelle zone di nord-ovest della Germania. I terreni sono depositi morenici permeabili composti di micascisti, gneis e quarzite; un terreno ricchissimo di minerali dove le radici profonde delle vigne riescono ad esprimere una mineralità al sorso molto rara; qui le vigne vecchie sono le vere protagoniste. La viticoltura di altura qui è già realtà in quanto le vigne arrivano a 950 metri sul livello del mare.

La cantina Pacherhof, che in struttura gestisce anche un Hotel, di proprietà della famiglia Huber da generazioni, oggi a conduzione enologica di Andreas, interpreta in maniera magistrale le potenzialità dei vitigni a bacca bianca nella vallata. Da apprezzare l’idea di mettere il terroir al centro dell’idea di vinificazione, la finezza e l’eleganza dei loro vini bianchi; insieme al magistrale uso delle botti grandi che donano texture e rotondità, ma senza mai sovrastare il varietale dei vari vitigni; nascono vini verticali ma suadenti, minerali, freschi ed agrumati. Infatti queste sono le caratteristiche principali dei loro vini, che in una orizzontale di produzione si ritrovano su tutte le bottiglie, cosa ad oggi molto rara e molto apprezzabile in una ottica anche di abbinamento gastronomico.

Kerner 2022

Brillante alla vista con riflessi verdolini. All’olfatto frutta croccante dalla mela verde al seltz di limone, menta piperita, basilico. Il sorso è snello e verticale, grande acidità finale e sapidità agrumata, torna piacevole il limone ed una pesca bianca fresca. Il vino parla di Val d’Isarco, il legno si sente solo nella rotondità di palato che è appena accentuata nella sua velocità di sorso. Un vino che mi permetto di dire molto moderno, anche nell’abbinamento gastronomico in una cucina acida gourmet. Da grande ristorante.

Grüner Veltliner 2022

A mio parere il più moderno dei vini assaggiati grazie a queste note tra il fumé ed il biosé che tanto piacciono agli appassionati di vino, leggere, nel retropalco, ma ben distinte tanto da creare una stratificazione tra il varietale, vegetale e speziato.

Sembra un semiaromatico per la precisione della pesca bianca e l’agrumato, speziatura ai lati di pepe bianco e note di nocciolina tostata, si allarga con note di erbe di montagna e chiude una nota fumè meravigliosamente elegante. In bocca più largo e strutturato del Kerner, la percezione alcolica ed il finale agrumato e tropicale ricordano stili austriaci. Il timbro Pacherhof finale, grande sapidità agrumata croccante. Altro vino da ristorante gourmet.

Sylvaner Alte Reber 2021

Il capitano della degustazione. Come nell’alto Rodano, su questi terreni simili nel versante ovest del massiccio, le vecchie viti riescono ad arricchirsi in maniera unica di minerali ed estratto. L’espressione vera della val d’Isarco. Già alla vista il dorato brillante a riflessi paglierini indica un vino in piena evoluzione qualitativa.

Un riassunto al cubo, l’olfatto danza tra agrumi freschi, erbe balsamiche e note tostate leggere tra la nocciolina ed il tabacco biondo, niente forzature del moderno e ricercato burro o latte caldo grazie all’uso sapiente di botti grandi di rovere. Ampio e linearmente stratificato.

Il sorso è largo e morbido, ma con richiami acerbi di lime ed erbe aromatiche alpine, una carica minerale importante che rallenta la beva allungando la persistenza in maniera importante. Dinamica acidità che ci interroga: era il momento di berlo? Penso che il potenziale evolutivo sia marcato dal citrino della frutta e dalle fondamenta acide.